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Non solo mare
a Roseto degli Abruzzi.
La
regione Abruzzo è una terra antica, ricca di storia, arte, reperti archeologici (anfiteatri, eremi, chiese).
Culla di una civiltà contadina che ha conservato intatto nel tempo un patrimonio di tradizioni e costumi, di culture e feste popolari. Da
Roseto degli Abruzzi è possibile visitare
e fare escursioni in Abruzzo con estrema
semplicità senza dover impiegare molto
tempo per il viaggio, il parco nazionale
del Gran Sasso è a meno di un ora di
auto.
Abruzzo si estende in un territorio che presenta diversi aspetti, dal litorale sabbioso del Mar Adriatico al verde della Maiella e alle nevi del Gran Sasso, e con un clima caldo e accogliente dalla primavera all'autunno.
È una regione che possiede una grande tradizione culinaria: dai maccheroni alla chitarra, agli arrosticini di agnello, dall'olio d'oliva al vino Montepulciano d'Abruzzo.
Roseto degli Abruzzi
Numerosi rinvenimenti archeologici dimostrano che il territorio di Roseto degli Abruzzi fu abitato già in epoca romana. Delle varie località del suo territorio, si trova già menzione in numerosi documenti di epoca medioevale. Fra di esse di particolare importanza è Montepagano, che per secoli fu il principale centro della zona, proprietà dell'Abbazia di S.Giovanni in Venere. Nel 1251 fu compresa nella Diocesi di Atri e dal 1424 fino all'arrivo dei francesi (1806) divenne feudo della famiglia Acquaviva. Ubicata sulla sommità della collina, da cui si gode una splendida vista della sottostante marina, conserva tracce delle antiche fortificazioni medioevali, con le quattro porte d'ingresso. La nascita di Roseto è datata 22 maggio 1860, ad opera del clero della Chiesa, che divise in lotti e cedette in enfiteusi la marina di cui era proprietario. Il villaggio, sorto intorno alla stazione ferroviaria inaugurata nel 1863, fu chiamato, dal 1887 al 1927, "Rosburgo" (cioè il paese delle rose). Ai primi del secolo risalgono le prime iniziative industriali, l'intensificazione del commercio e lo sviluppo dell'agricoltura, anche se il turismo è stato e continua ad essere la principale risorsa della popolazione. Oggi Roseto è una delle località balneari più frequentate della riviera abruzzese. L’area antistante il lato orientale di Villa Mazzarosa rappresenta l’unico ambiente costiero della Regione con la serie di vegetazione psammofila dalla duna pioniera ad un retroduna consolidato con alberi secolari, prezioso residuo di quello che una volta era il parco a mare della residenza del senatore Giuseppe De Vincenzi (1814-1903) e dell’annesso podere costiero con campi e salse vigne ad alberello.
Luoghi della cultura e dello spettacolo Roseto degli Abruzzi:
Museo della cultura materiale.
Il museo conserva molti attrezzi agricoli e molti attrezzi da lavoro di falegnameria, di fabbro, di sartoria, come macchine da cucire, ferri da stiro e molto altro, compreso un telaio per tessere. Il museo è presentato come una casa dove si viveva in una cucina piena di accessori come tegami dal rame al ferro fuso, all'alluminio, macchina da caffè, conche, caldaie in rame di vari misure. Inoltre una stanza da letto completa corredata da un corredo antico, una sala da pranzo con dei mobili di fine secolo, antiche pagelle scolastiche, una biblioteca con più di 200 libri, una collezione di manifesti per e post guerra '45. Fotografie dal 1850 al 1950.
Pinacoteca civica Roseto degli Abruzzi.
La pinacoteca, che ospita la Civica Raccolta d'Arte, raccoglie importanti opere di artisti abruzzesi e rosetani, tra cui opere del pittore Pasquale Celommi (1851-1928) e del ceramista Pier Giuseppe di Blasio (1896-1964).
Biblioteca – Emeroteca civica - Cinema teatro
Cologna
Cologna, frazione di Roseto, è l’altro nucleo antico della città. Essa si adagia alla destra del Tordino, sulla gobba di una collina. L'origine di Cologna si perde nella notte dei tempi. Sulle sue colline, all'inizio del secolo scorso, furono rinvenuti alcuni sepolcri dell'età del ferro oltre che una lapide romana con epigrafe. Il nome di Cologna deriva proprio dalle "coloniae" romane, dedotte nel 462 o 463 dell'anno di Roma nelle campagne della vicina Castrum Novum, centro marittimo, all'epoca di grande importanza. Molti in verità erano convinti che Cologna fosse sorta in seguito all'introduzione di una colonia agricola di Schiavoni e Albanesi, operata sul finire del sec. XV da Giuliantonio di Acquaviva, duca di Atri; ma in seguito frugando fra le antiche memorie forse nell'anno 1056, tramandatoci dal Cartulario della Chiesa teramana, si è accertato che i beni posseduti al di qua del Tordino dal Vescovo aprutino e da San Flaviano, sua pieve insieme a Bozzino e Civitella, figura "cologna con metà della fontana", il che prova che Cologna esisteva già nel secolo XI.
Castellalto
Castro Veteri Superiore, oggi Castellalto, è un paese sito entro l'antico territorio dei Praetutii e del municipio romano di lnteramnia Praetutiorum.
Le sue origini risalgono, con ogni probabilità, a poco prima dell'anno 1000 e per lungo tempo è stata governata da Signori e feudatari propri che l'hanno fortificata e munita di Castello.
Dell'età romana si hanno testimonianze di ville rustiche site in varie località.
Di questo stesso periodo, si hanno conoscenze di un antico bronzetto italico, di fattura ellenistica databile tra il III e il II sec. a.C., ritrovato nel 1987 nei pressi del fiume Tordino. Sono da ascrivere a questo periodo anche i frammenti di mosaico di due decorazioni musive e una pietra iscritta.
Nella successiva età medievale si registra la presenza di monaci benedettini con la chiesa di S. Petri ad Leporerium: la chiesa benedettina ha caratteristiche tipologiche che sembrano ricondurla al V sec. d.C. e abbandonata nel secolo XIV (Mon. Ben., 561). Dell'età normanna sono i castelli che furono abitati da Trasmondo Castelli, tra il 1150 e il 1167: nella Contea Aprutina i castelli di Castellum vetulum (odierno Castellalto), Turrem (Villa Torre).Altro incastellamento era quello di Castelbasso citato come Castrum vetus monociscum possesso dei monaci di S. Clemente a Casauria e del loro monastero sul Vomano. I centri incastellati di Castellalto e Castelbasso vengono poi citati nel Diploma di Carlo I d'Angiò del 1273 come Castrum vetus Thasmundi e Casfrum vetus monaciscum (Far., 75, 76).
A sua volta Castelbasso passa, nel tardo quattrocento, dai monaci di S. Clemente a Casauria agli Acquaviva: abbiamo infatti un documento del 1481 in cui il re Ferrante d'Aragona concede ad Andrea Matteo Il d'Acquaviva il privilegio della baronia di Atri, nella quale è compreso l'attuale Castelbasso detto Monacisco. Successivamente, nel 1592, Castelbasso risulta essere in possesso dei signori Valigiani di Chieti a cui era stato venduto in precedenza dagli Acquaviva. Degli Acquaviva è conservato lo stemma su un palazzo al centro di Castellalto. Il paese poi seguirà le vicende del regno di Napoli, quello d'Italia e quindi la storia che ha portato alla nostra Repubblica: già dal 1813 "la Comune" di Castellalto includeva tanto Castellalto, già di pertinenza dello Stato allodiale di Atri, quanto Castelbasso, già proprietà dei nominati Signori. Solo nel dopoguerra si sviluppa l'ulteriore centro di Castelnuovo, sul Vomano.
Torre di Cerrano
La Torre di Cerrano è circondata da un giardino disposto su ampi gradoni fino a scendere sulla spiaggia. Vi sono alberi imponenti di Pinus halepensis di circa ottanta anni, esemplari di Laurus nobilis, Quercus ilex, Phoenix canarensis, Pittosporum tobira, Ligustrum japonicum, Tamarix gallica, ecc. Inoltre, è presente un giardino botanico nel lato nord della Torre per una superficie di circa 5000 mq. dove sono collocate numerose essenze arboree ed arbustive, suddivide in: vegetazione erbacea pioniera della duna (agropireto e ammofileto);
bassi arbusti della macchia mediterranea (Rosmarinum officinalis, Erica multiflora, Myrus communis, Pistacia lentiscus, ecc.,); macchia bassa (Juniperus oxicedrus macrocarpa, Juniperus phoenicea, Pistacia lentiscus, ecc.); macchia alta (Pinus halepensis, Laurus nobilis, Quercus ilex, Quercus pubescens, Phillirea latifolia, ecc.)
Atri
Furono gli Illiri, provenienti dalla Dalmazia, durante le migrazioni tra il X e IX sec. a.C., a dare il nome alla città, la cui forma più antica, Hatria, deriva da Hatranus, divinità illirico-sicula raffigurata sulle monete cittadine, le più antiche dei popoli italici, coniate, secondo molti studiosi, tra il VI e il IV sec. a.C. Atri si contende con Adria veneta l'onore di aver dato il nome al mare Adriatico.
In seguito arrivarono le migrazioni umbro-sabelliche, a loro volta soppiantate dai Piceni, i cui corredi funerari possono farsi risalire al VII secolo a.C. Atri ebbe una florida attività commerciale con gli Etruschi; i più bei monili etruschi rinvenuti ad Atri sono conservati al British Museum di Londra. Entrò a fare parte, con Ascoli ed Ancona, della Confederazione Picena. Il suo importante porto gli permise di vantare una temuta flotta e di avere contatto con la Grecia. Ben presto, però, si staccò dalla Confederazione e si alleò strettamente con Roma, la quale cercava capisaldi e sbocchi sull'Adriatico; nel 289 a.C. Hatria divenne colonia latina; nel periodo imperiale la città continuò ad essere un centro importante dell'Italia centrale, diede origine alla famiglia dell'imperatore Adriano che la riteneva sua seconda patria ed in essa ricoprì la carica di quinquennale a vita e di curator muneris pubblici. Nel Basso Medioevo patì un lungo periodo di decadenza; fino al XIII secolo si hanno scarse notizie della città la quale, sotto i Longobardi, faceva parte del Ducato di Spoleto e nel XII secolo era feudo principale dei Conti d'Apruzio. Atri, per prima tra le città del Regno, si schierò dalla parte guelfa. Nel 1251 papa Innocenzo IV istituì la Diocesi e concesse autonomia comunale, con territorio corrispondente a quello dell'antico agro coloniale romano. Nel 1305 fu completata la maestosa Cattedrale. Nel 1395, Atri fu venduta per 35.000 ducati al Conte di S. Flaviano Antonio Acquaviva. La famiglia Acquaviva, imparentata con gli Aragonesi, ebbe diciannove duchi. Nel 1757 Atri tornò sotto il dominio diretto del Regno di Napoli, fino al momento in cui entrò a fare parte del Regno d'Italia.L’attuale schema urbanistico, praticamente inalterato, è caratterizzato dall’asse di Corso Adriano che collega le due principali piazze su cui prospettano rispettivamente la cattedrale e il palazzo ducale degli Acquaviva. Lo schema tipologico parzialmente a “Fuso d’Acropoli” è reso più complesso dalla polarizzazione esercitata dalla triangolazione Rocca - Bastione di Colle di Mezzo -Porta S. Domenico.
Teatro romano – III/II sec.
Il teatro è stato ricavato in un territorio collinoso e poggia sulla puddinga, la roccia naturale su cui sorge Atri. Ha un diametro di settanta metri è può contenere 10mila posti a sedere. Al suo interno, dove il paramento dell'originaria struttura è visibile, lo stato di conservazione risulta ottimo. Al contrario i pavimenti non sono conservati. Durante le opere di scavo sono venuti alla luce parti dell'antico Convento dei Gesuiti, sorto sulle rovine del teatro e altri resti di abitazioni di epoche diverse.
Molti mattoni presentano la scritta "PH" che sta per Hatrianus Populus. Oltre a questi, sono stati rinvenuti molti reperti: vasellame del periodo romano e del settecento, lucerne, pipe e statuine in terracotta, piatti di Castelli.
Cattedrale S. Maria Assunta – XII sec.
Eretta sul posto di un'altra chiesa del secolo IX - X, di cui restano due absidiole nella navata sinistra e in quella centrale, sorta a sua volta sulle rovine di un edificio termale romano (resti di mosaici sotto l'attuale presbiterio), è un superbo esempio di architettura medioevale, fra i più integri d'Abruzzo. Tutta in pietra d'Istria, cui il tempo ha conferito una magnifica patina color sughero, il tempio venne consacrato nel 1223, ma fu ricostruito tra gli ultimi decenni del Duecento e i primi anni del Trecento. La facciata rettangolare, di una semplicità imponente (pare che l'originaria cuspide superiore sia caduta per il terremoto del 1563), è tripartita da svettanti paraste e si adorna nel mezzo di un ricchissimo portale, dovuto a quel maestro Rainaldo al cui nome è legata la scuola detta “ariana”: esso è collegato, mediante incorniciatura a timpano nascente da due leoni visti di fianco, ad uno splendido rosone circolare chiuso da colonnine metà a tortiglione e metà a spine semplice. Al di sopra, troneggia una statua della Madonna col bambino sulle ginocchia. Il portale maggiore ha gli stipiti finemente intagliati, con colonnine spirali; vi si scorgono arabeschi, meandri, fogliame, e alcuni tritoni finemente intagliati. Al centro della facciata vi è la Madonna con il bambino. L'affresco posto nella lunetta dell'archivolto è del XV secolo, e rappresenta l'Assunzione di Maria SS. al cielo, al quale è dedicata la basilica-cattedrale. Ai lati del portale, due leoni. Il portale mediano è quello più antico (1288), dovuto a Raimondo di Poggio; Il portale di sinistra, elegantissimo e il più ricco dei tre, con l'incoronazione di Maria in affresco nella lunetta, è invece di Rainaldo d'Atri, firmato e datato 1305: è detto Porta Santa. Dal fianco sinistro della Cattedrale si alza il campanile, alto m. 54.50: sopra la canna quadrata romanica si slancia il tamburo ottagonale a bifore con sovrastanti occhi contornati da ciotole maiolicate e coperto a piramide, opera di Antonio da Lodi (fine del '400). L'interno è a tre navate, divise da arcate a sesto acuto su sette pilastri polistili per lato. Il coro, a pianta quadrata e voltato a crociera con costoloni (appartenente alla parte più antica dell'attuale chiesa, risalente cioè intorno al 1180) è decorato da affreschi di Andrea de Litio (1450 circa), che costituiscono il più grande ciclo pittorico del Rinascimento abruzzese. Nell'ultima campata della navata sinistra, si possono osservare invece i resti di un affresco della fine del '200; il pavimento del presbiterio antistante lascia intravedere, attraverso lastre di cristallo, vasti tratti di pavimento musivo romano in bianco e nero, con raffigurazioni di animali acquatici, appartenenti ad un edificio termale del secolo III, nella quale si dovrebbe riconoscere un resto della primitiva chiesa. Dalla navata sinistra si accede al piano della loggia superiore del chiostro, che si sviluppa su tre lati di dieci arcate ciascuno. L'impianto del complesso è sicuramente di epoca repubblicana, ma l'attuale divisione è da riferirsi alla fine del secolo II. Al di sopra sorgeva un edificio termale (di cui gli scavi hanno messo in luce parte del pavimento musivo), sostituito poi dalle costruzioni dell'attuale Cattedrale. Il chiostro, con i locali annessi, ospita le raccolte del Museo Capitolare.
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