La regione Abruzzo è una terra antica, ricca di storia, arte, reperti archeologici (anfiteatri, eremi, chiese).
Culla di una civiltà contadina che ha conservato intatto nel tempo un patrimonio di tradizioni e costumi, di culture e feste popolari. Da Roseto degli Abruzzi è possibile visitare e fare escursioni in Abruzzo con estrema semplicità senza dover impiegare molto tempo per il viaggio, il parco nazionale del Gran Sasso è a meno di un ora di auto. Abruzzo si estende in un territorio che presenta diversi aspetti, dal litorale sabbioso del Mar Adriatico al verde della Maiella e alle nevi del Gran Sasso, e con un clima caldo e accogliente dalla primavera all’autunno. È una regione che possiede una grande tradizione culinaria: dai maccheroni alla chitarra, agli arrosticini di agnello, dall’olio d’oliva al vino Montepulciano d’Abruzzo.
ATRI … TRA NATURA, ARTE E CULTURA
Incantevole città d’arte collinare A SOLI 15 MINUTI dalla nostra struttura è uno dei paesi limitrofi più apprezzati dai turisti.
Il centro della cittadina è delimitato da viottoli e scalinate che si diramano dalla via principale a mattoncini su cui si affacciano vecchi casali, monumenti, palazzi storici, chiese, musei e scorci suggestivi che vi affascineranno. Ogni Lunedì mattina il corso principale che porta al cuore della città, ospita il mercato tipico, luogo d’incontro per turisti e paesani dove fare acquisti a buon prezzo.
La città dei campanili detta così per gli innumerevoli fattispecie presenti date le 9 chiese, è da ricordare per la Cattedrale di Santa Maria Assunta che sorge in Piazza Duomo, consacrata al 1223 e recentemente restaurata. Di notevole fattura sono i quattro portali del XIII secolo e il rosone che sovrasta l’ingresso, mentre i meravigliosi affreschi dell’artista abruzzese quattrocentesco Andrea Delitio decorano gli interni. Il museo annesso conserva preziose reliquie, maioliche, statue e mosaici delle costruzioni più antiche.

Sempre in piazza Duomo si trova, perfettamente conservato, l’ottocentesco Teatro comunale ancora oggi funzionante e chiamato “la bomboniera” per le sue dimensioni (300 posti) e l’invidiabile acustica.
Maestoso il Palazzo Ducale degli Acquaviva, attuale sede del comune. E’ una sorta di fortezza tutta in pietra con al centro un cortile rinascimentale risalente alla prima metà del Trecento e rivisitata nel ‘700.
Da non dimenticare una passeggiata alla meravigliosa Villa di Atri area verde con innumerevoli piante, fontane, aree da gioco, panchine e una spettacolare vista sul mare Adriatico.
Tra arte e natura, il paesaggio delle colline atriane affascina per la spettacolare presenza dei Calanchi, vere e proprie “sculture naturali” protette dal WWF e nate dalla millenaria erosione del terreno argilloso.
Cologna
Cologna, frazione di Roseto, è l’altro nucleo antico della città. Essa si adagia alla destra del Tordino, sulla gobba di una collina. L’origine di Cologna si perde nella notte dei tempi. Sulle sue colline, all’inizio del secolo scorso, furono rinvenuti alcuni sepolcri dell’età del ferro oltre che una lapide romana con epigrafe. Il nome di Cologna deriva proprio dalle “coloniae” romane, dedotte nel 462 o 463 dell’anno di Roma nelle campagne della vicina Castrum Novum, centro marittimo, all’epoca di grande importanza. Molti in verità erano convinti che Cologna fosse sorta in seguito all’introduzione di una colonia agricola di Schiavoni e Albanesi, operata sul finire del sec. XV da Giuliantonio di Acquaviva, duca di Atri; ma in seguito frugando fra le antiche memorie forse nell’anno 1056, tramandatoci dal Cartulario della Chiesa teramana, si è accertato che i beni posseduti al di qua del Tordino dal Vescovo aprutino e da San Flaviano, sua pieve insieme a Bozzino e Civitella, figura “cologna con metà della fontana”, il che prova che Cologna esisteva già nel secolo XI.
Castellalto
Castro Veteri Superiore, oggi Castellalto, è un paese sito entro l’antico territorio dei Praetutii e del municipio romano di lnteramnia Praetutiorum. Le sue origini risalgono, con ogni probabilità, a poco prima dell’anno 1000 e per lungo tempo è stata governata da Signori e feudatari propri che l’hanno fortificata e munita di Castello. Dell’età romana si hanno testimonianze di ville rustiche site in varie località. Di questo stesso periodo, si hanno conoscenze di un antico bronzetto italico, di fattura ellenistica databile tra il III e il II sec. a.C., ritrovato nel 1987 nei pressi del fiume Tordino. Sono da ascrivere a questo periodo anche i frammenti di mosaico di due decorazioni musive e una pietra iscritta. Nella successiva età medievale si registra la presenza di monaci benedettini con la chiesa di S. Petri ad Leporerium: la chiesa benedettina ha caratteristiche tipologiche che sembrano ricondurla al V sec. d.C. e abbandonata nel secolo XIV (Mon. Ben., 561). Dell’età normanna sono i castelli che furono abitati da Trasmondo Castelli, tra il 1150 e il 1167: nella Contea Aprutina i castelli di Castellum vetulum (odierno Castellalto), Turrem (Villa Torre).Altro incastellamento era quello di Castelbasso citato come Castrum vetus monociscum possesso dei monaci di S. Clemente a Casauria e del loro monastero sul Vomano. I centri incastellati di Castellalto e Castelbasso vengono poi citati nel Diploma di Carlo I d’Angiò del 1273 come Castrum vetus Thasmundi e Casfrum vetus monaciscum (Far., 75, 76). A sua volta Castelbasso passa, nel tardo quattrocento, dai monaci di S. Clemente a Casauria agli Acquaviva: abbiamo infatti un documento del 1481 in cui il re Ferrante d’Aragona concede ad Andrea Matteo Il d’Acquaviva il privilegio della baronia di Atri, nella quale è compreso l’attuale Castelbasso detto Monacisco. Successivamente, nel 1592, Castelbasso risulta essere in possesso dei signori Valigiani di Chieti a cui era stato venduto in precedenza dagli Acquaviva. Degli Acquaviva è conservato lo stemma su un palazzo al centro di Castellalto. Il paese poi seguirà le vicende del regno di Napoli, quello d’Italia e quindi la storia che ha portato alla nostra Repubblica: già dal 1813 “la Comune” di Castellalto includeva tanto Castellalto, già di pertinenza dello Stato allodiale di Atri, quanto Castelbasso, già proprietà dei nominati Signori. Solo nel dopoguerra si sviluppa l’ulteriore centro di Castelnuovo, sul Vomano.
Torre di Cerrano
La Torre di Cerrano è circondata da un giardino disposto su ampi gradoni fino a scendere sulla spiaggia. Vi sono alberi imponenti di Pinus halepensis di circa ottanta anni, esemplari di Laurus nobilis, Quercus ilex, Phoenix canarensis, Pittosporum tobira, Ligustrum japonicum, Tamarix gallica, ecc. Inoltre, è presente un giardino botanico nel lato nord della Torre per una superficie di circa 5000 mq. dove sono collocate numerose essenze arboree ed arbustive, suddivide in: vegetazione erbacea pioniera della duna (agropireto e ammofileto); bassi arbusti della macchia mediterranea (Rosmarinum officinalis, Erica multiflora, Myrus communis, Pistacia lentiscus, ecc.,); macchia bassa (Juniperus oxicedrus macrocarpa, Juniperus phoenicea, Pistacia lentiscus, ecc.); macchia alta (Pinus halepensis, Laurus nobilis, Quercus ilex, Quercus pubescens, Phillirea latifolia, ecc.)
Teatro romano – III/II sec.
Il teatro è stato ricavato in un territorio collinoso e poggia sulla puddinga, la roccia naturale su cui sorge Atri. Ha un diametro di settanta metri è può contenere 10mila posti a sedere. Al suo interno, dove il paramento dell’originaria struttura è visibile, lo stato di conservazione risulta ottimo. Al contrario i pavimenti non sono conservati. Durante le opere di scavo sono venuti alla luce parti dell’antico Convento dei Gesuiti, sorto sulle rovine del teatro e altri resti di abitazioni di epoche diverse.
Molti mattoni presentano la scritta “PH” che sta per Hatrianus Populus. Oltre a questi, sono stati rinvenuti molti reperti: vasellame del periodo romano e del settecento, lucerne, pipe e statuine in terracotta, piatti di Castelli.
Cattedrale S. Maria Assunta – XII sec.
Eretta sul posto di un’altra chiesa del secolo IX – X, di cui restano due absidiole nella navata sinistra e in quella centrale, sorta a sua volta sulle rovine di un edificio termale romano (resti di mosaici sotto l’attuale presbiterio), è un superbo esempio di architettura medioevale, fra i più integri d’Abruzzo. Tutta in pietra d’Istria, cui il tempo ha conferito una magnifica patina color sughero, il tempio venne consacrato nel 1223, ma fu ricostruito tra gli ultimi decenni del Duecento e i primi anni del Trecento. La facciata rettangolare, di una semplicità imponente (pare che l’originaria cuspide superiore sia caduta per il terremoto del 1563), è tripartita da svettanti paraste e si adorna nel mezzo di un ricchissimo portale, dovuto a quel maestro Rainaldo al cui nome è legata la scuola detta “ariana”: esso è collegato, mediante incorniciatura a timpano nascente da due leoni visti di fianco, ad uno splendido rosone circolare chiuso da colonnine metà a tortiglione e metà a spine semplice. Al di sopra, troneggia una statua della Madonna col bambino sulle ginocchia. Il portale maggiore ha gli stipiti finemente intagliati, con colonnine spirali; vi si scorgono arabeschi, meandri, fogliame, e alcuni tritoni finemente intagliati. Al centro della facciata vi è la Madonna con il bambino. L’affresco posto nella lunetta dell’archivolto è del XV secolo, e rappresenta l’Assunzione di Maria SS. al cielo, al quale è dedicata la basilica-cattedrale. Ai lati del portale, due leoni. Il portale mediano è quello più antico (1288), dovuto a Raimondo di Poggio; Il portale di sinistra, elegantissimo e il più ricco dei tre, con l’incoronazione di Maria in affresco nella lunetta, è invece di Rainaldo d’Atri, firmato e datato 1305: è detto Porta Santa. Dal fianco sinistro della Cattedrale si alza il campanile, alto m. 54.50: sopra la canna quadrata romanica si slancia il tamburo ottagonale a bifore con sovrastanti occhi contornati da ciotole maiolicate e coperto a piramide, opera di Antonio da Lodi (fine del ‘400). L’interno è a tre navate, divise da arcate a sesto acuto su sette pilastri polistili per lato. Il coro, a pianta quadrata e voltato a crociera con costoloni (appartenente alla parte più antica dell’attuale chiesa, risalente cioè intorno al 1180) è decorato da affreschi di Andrea de Litio (1450 circa), che costituiscono il più grande ciclo pittorico del Rinascimento abruzzese. Nell’ultima campata della navata sinistra, si possono osservare invece i resti di un affresco della fine del ‘200; il pavimento del presbiterio antistante lascia intravedere, attraverso lastre di cristallo, vasti tratti di pavimento musivo romano in bianco e nero, con raffigurazioni di animali acquatici, appartenenti ad un edificio termale del secolo III, nella quale si dovrebbe riconoscere un resto della primitiva chiesa. Dalla navata sinistra si accede al piano della loggia superiore del chiostro, che si sviluppa su tre lati di dieci arcate ciascuno. L’impianto del complesso è sicuramente di epoca repubblicana, ma l’attuale divisione è da riferirsi alla fine del secolo II. Al di sopra sorgeva un edificio termale (di cui gli scavi hanno messo in luce parte del pavimento musivo), sostituito poi dalle costruzioni dell’attuale Cattedrale. Il chiostro, con i locali annessi, ospita le raccolte del Museo Capitolare.
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